TECNICHE COSTRUTTIVE


Storia di un VOUGHT F4-U Corsair

di Salvatore Guttieri

 

Nel riferirmi a quella che è la definizione lessicale della parola “modellismo”, secondo la Lingua Italiana, ritengo che la pratica di riprodurre in una data scala dimensionale qualche oggetto che colpisce il nostro senso estetico, sia quella che ci faccia assumere a maggior diritto l’appellativo di “modellista”, e non me ne vogliano gli assemblatori di kit, che pure ammiro se precisi nel rifinire una costruzione preorganizzata da altri.

Fin da quando iniziai la mia attività modellistica, tanti anni fa, ho sempre voluto riprodurre in scala, prima con caratteristiche statiche, successivamente dinamiche, gli aerei che maggiormente colpivano la mia fantasia o appagavano il mio gusto estetico.

Sono sempre stato particolarmente attratto dai cosiddetti “warbirds”, aerei da caccia o da bombardamento con motore alternativo a pistoni, propulsione ad elica, mono o biposto, utilizzati nel corso del secondo Conflitto Mondiale. Tra questi, l’aereo che ha eccitato maggiormente la mia “verve modellistica” è quello che, insieme ai vari Mustang, ed allo Spitfire, mi risulta essere tra i più riprodotti al mondo: il CHANCE VOUGHT F4-U “CORSAIR”.

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E’ un aereo talmente conosciuto, che se digitiamo “F4U” su un qualsiasi motore di ricerca sul Web, avremo una ridda di risultati che rinviano a pagine sul Corsair, maggiormente dagli U.S.A., dove ne esistono ancora molti esemplari regolarmente funzionanti che deliziano i visitatori dellle numerose manifestazioni aeree che oltreoceano si tengono praticamente ogni week-end. PER SCARICARE IL FILE, CLICCA COL TASTO DESTRO E SCEGLI 'SALVA OGGETTO CON NOME'

Fu in seguito al reperimento in rete del progetto di un Corsair in scala 1.8 che decisi di impegnarmi nella semiriproduzione di quel modello, con un’apertura alare di cm.178, che il nostro impagabile Jerry avrebbe poi motorizzato con un Thunder Tiger FS-91, quattro tempi da 15 cc.

Dopo aver stampato il progetto, dedicai un bel po’ di tempo allo studio di come avrei realizzato il modello, considerato che avrei preso a riferimento i disegni solo per i rapporti dimensionali delle parti, ma avrei adottato altre tecniche costruttive, visto che quelle proposte dal disegno mi sembravano quelle di un modello non proprio leggero. Mi imponevo un peso limite di kg. 3,800.

CLICCA PER VEDERE LA FOTO INGRANDITA Iniziai la costruzione della fusoliera, con la realizzazione delle 8 ordinate in compensato di pioppo da 3 mm., che vennero allineate attorno a due fiancate centrali del medesimo materiale, per l’intera lunghezza dell’aereo, alleggerite da 3 file di fori del diametro di 20 mm. Il tutto venne poi rivestito in balsa da 1 mm, e resinato con tessuto da 29 g/mq., e verniciato a spruzzo mediante l’interposizione di una mano di fondo. Il risultato è visibile nelle foto.

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Per l’ala, il progetto prevedeva una complicata costruzione con 30 centine montate su una baionetta dell’intera lunghezza dell’ala, e ricavata in unico pezzo di compensato da 3 mm, riproducente il complicato gioco di diedro negativo e positivo tipico dell’ala del Corsair. Reputai tale soluzione decisamente spropositata, in aggiunta al fatto che avrei dovuto comunque conferire rigidità alla costruzione mediante listelli quadrati. Decisi infine che avrei realizzato l’ala con la tecnica del polistirolo rivestito in balsa, che mi avrebbe permesso di ottenere un’ala leggera ed al contempo di ricavare più facilmente la svergolatura dell’estremità alare.

Realizzai le dime per il taglio del polistirolo, con profilo NACA 2412 per la radice e NACA 2410 per l’estremità, e le maschere per realizzare l’angolatura giusta per l’unione dei 3 pezzi che costituivano ciascuna semiala.

Primo punto dolente: nella mia città (Potenza) mi fu impossibile reperire il polistirolo della grammatura che ritenevo necessaria (22/24 kg/mc), per cui dovetti ripiegare su quello da 15/18 kg/mc., ben sapendo che mi avrebbe dato problemi di solidità. Decisi allora di raddoppiare le baionette della lunghezza di cm. 22 che avrei messo per conferire solidità nei punti di giunzione delle 3 sezioni.

Secondo punto dolente, anzi, MIO SVARIONE. Procedetti al rivestimento con balsa da 1 mm, resinando con tessuto da 29 g/mq (altro svarione) sia la parte centrale che entrava in fusoliera, sia la piegatura centrale delle semiali. Le ali furono poi verniciate allo stesso modo della fusoliera.

Per la realizzazione della naca motore, ho usato tessuto da 160 g/mq con resina 721 di SCHALLER e procedendo al rivestimento di un simulacro in polistirolo. Decidemmo successivamente di non utilizzare la naca in sede di collaudo, per poter avere completo accesso alle regolazioni del motore.

Giunse finalmente il giorno del collaudo. Il pilota designato fu Vito (Vitaniello Bonito), in virtù della sua notevole esperienza e precisione nel pilotaggio, che gli hanno valso il nomignolo di “pollici fumanti”. Ci recammo sul nostro campo in un giorno soleggiato e con una leggera brezza che avrebbe favorito il decollo notoriamente critico di questo aereo, aggravato dall’alea sul preciso allineamento del modello da me realizzato. Non avevo avuto abbastanza tempo per controllare con la dovuta attenzione, ma la sorte, in quell’occasione, mi fu propizia.

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Scegliemmo di utilizzare la pista 1, quella orientata SSO/NNE, che ci offriva la brezza con la giusta direzione.

Miscela, controllo motore, controllo comandi, quindi incrociamo le dita (solo io e Jerry, a Vito le dita servivano!!!), allineamento, gas e via!

L’aereo si sollevò sicuro in volo dopo un breve rullaggio, svelando subito una certa criticità nell’individuazione del centro dei comandi degli alettoni. Inoltre il modello rivelò un baricentro un po’ arretrato, ma in fin dei conti, non critico, da questo punto di vista.

Furono effettuati i dovuti trimmaggi in volo, dopo di che potemmo vedere il volto soddisfatto, sebbene comprensibilmente teso, di “pollici fumanti”. L’aereo volava proprio bene, forse un po’ troppo veloce, ma sufficientemente stabile.

Improvvisamente, il fattaccio. Dopo un paio di affondate che ci avevano letteralmente esaltato, Vito lamentò il probabile spostamento dell’asse longitudinale dell’aereo. Nemmeno il tempo di iniziare la manovra di allineamento per atterrare immediatamente, e assistemmo, con comprensibile delusione, al completo distacco della semiala destra, con conseguente avvitamento e caduta.

Non ho voluto documentare fotograficamente l’accaduto per non rinnovare la delusione di noi tutti, poiché è comprensibile l’errore di pilotaggio, ma non il cedimento strutturale in volo, e di questo faccio ammenda a me stesso.

Dell’aereo rimase ben poco, data la velocità dello schianto, ma a sufficienza per riunirci ad esaminare e a discutere delle cause che avevano determinato la rottura, anche se fu chiaro sin dal primo momento che la causa principale fu la scarsa consistenza del materiale di cui era costituita l’ala, dato che le baionette avevano resistito bene.

Le conclusioni, dalle quali spero possa derivare qualche suggerimento costruttivo per tutti gli amici modellisti, ed in particolare gli “scratchbuilders” sono riassunte appresso.

La consistenza del polistirolo da usare per la costruzione di ali di quelle dimensioni (cm. 178) e forma, è da fissarsi nella tassativa minima misura di kg. 24/mc, meglio se superiore, con la facoltà di praticare dei fori di alleggerimento nei punti meno sollecitati, cioè nell’ultima sezione della semiala, quella più esterna. Sto accarezzando l’idea di utilizzare, nelle modalità ancora da definire, il tenacissimo POLYPAN, usato in edilizia per coibentazione su pareti esterne, di colore giallo pallido.

Il rivestimento deve essere di minimo 1,5 mm di balsa, meglio se 2 mm, oppure 1,5 mm di obeche.

Il rivestimento dell’ala con materiale termoretraibile tipo ORACOVER avrebbe conferito una ulteriore solidità, se applicato con le dovute tecniche.

La resinatura richiede un tessuto da 50 g/mq, da effettuarsi mediante preinzuppatura di fasce tagliate a misura senza soluzione di continuità.

Nell’immediato futuro c’è la realizzazione di un altro Corsair, questa volta su mio personale disegno, in scala 1:5,5 con apertura alare di cm. 220 circa, interamente realizzato in polistirolo rivestito in balsa con la tecnica del sandwich, propulso da un OS 120, il cui peso non dovrà superare i 3.700 grammi, mettendo a giusto frutto le esperienze costruttive maturate finora anche con altri modelli come l’I-sal che trovate in foto nella sezione GALLERIA di questo sito.

Vi auguro ottime costruzioni e grandi soddisfazioni.

Salvatore Guttieri